GLI EMIGRANTI

 

E' così mesto autunno

nel cortile

sui tralci della vite

e il cuore

geme la vigilia dell'addio.

Domani

innalzerete nella memoria

parvenze del paese abbandonato

ove ogni cosa è vostra

viatico nell'esilio.

Vi inseguiranno

i canti agresti

della gente rimasta

e amara eco

di donna amata

giungerà

sospinta dal vento

che spinge la poppa

verso terre nasciture,

dopo il mare.

                                     Antonello Spensatello Fais

 

 

 IMMIGRATO

Immigrato sei venuto con cuore d'ulivo

a seminare su colline

di rottami ferrosi

e i tuoi piedi camminavano ancora

sulla bianca rena

con tiepide acque alla caviglia.

Fratello

t'abbiamo insegnato

lacrime sbagliate davanti ai cimiteri

delle auto e per le scale bisunte

delle nostre case

peggiori.

Fratello tu devi perdonarci.

Vagavi entrando con l'anima

nel bagno insidioso dei fluorescenti

oltre i cristalli di vetrine

che non finivano

in via Roma e corso Vittorio

guardavi credendo che in questa città

fossimo tutti metafisici,

scopritori della vita.

E non sapevi che anche noi

cerchiamo dentro gli oggetti

ciò che mai troveremo.

Scansati fratello dal cammino asmatico

della metropoli

che ha i bronchi neri,

gridaci che non sei venuto per uccidere

cimici nordiche

ma per scendere ancora

su dolci degradanti fondali in azzurre

amicizie con noi.

Immigrato nella nostra umanità.

                                                                Piera Paltro