I Nomadi comunemente da noi chiamati "rom" o "zingari", all'interno di un discorso come quello affrontato in questo capitolo, rappresentano gli antagonisti dell'integrazione. L'elemento che fa sì che gli si possa attribuire tale caratteristica negativa è probabilmente insito nella loro cultura, che genitori ed insegnanti non esitano a definire inconciliabile con la nostra.
1 Si è addirittura arrivati a definire la loro presenza in classe "nociva" per gli studenti italiani e per l'intera collettività. Lo scorso anno: un gruppo di genitori, per protestare contro la presenza di quattro alunni zingari in una classe, non ha mandato i figli a scuola minacciando una sorta di sciopero ad oltranza. Molti insegnanti si lamentano inoltre del fatto che i bambini nomadi non dicano mai grazie, ma secondo Famiglia Cristiana: "..non sono maleducati. Poichè secondo la cultura zingara i più piccoli, così come i vecchi e i malati, non devono ringraziare per quello che la comunità fa per loro, visto che è un preciso dovere della comunità stessa. Solo gli adulti usano la parola grazie. Ma le maestre delle scuole italiane, spesso, questo non lo sanno e si arrabbiano moltissimo con i piccoli alunni nomadi che non ringraziano mai".
Tab.1.
Alunni nomadi nella Scuola Statale 
Una delle maggiori problematiche è rappresentata dalla scarsa frequenza scolastica, determinata da diversi fattori:
- I piccoli devono aiutare le madri, spesso malate, a svolgere le gravose faccende domestiche per la sopravvivenza;
- Devono contribuire al sostentamento della famiglia vendendo le rose o chiedendo l'elemosina;
- Non hanno vestiti puliti, hanno le scarpe bagnate, non hanno i soldi per il materiale didattico o per la merenda come tutti gli altri bambini, sono ammalati, hanno i pidocchi, sono stanchi di una relazione con i compagni, per forza di cose discriminante.2
E fino a quando non si risolve la condizione socio-abitativa dei bambini rom, questi saranno sempre bambini sporchi e malati, difficilmente accettati, se non in maniera "assistenziale" utile solo a rimarcarne pesantemente la diversità.
Le principali difficoltà che si incontrano nella integrazione scolastica dei bambini "nomadi", derivano da fattori legati alle caratteristiche dell'insediamento territoriale, ai modi di rapportarsi con la realtà extrafamiliare e alla organizzazione cognitiva. Sinteticamente seguendo le distinzioni evidenziate dalla Sociologa Anna Rita Calabro consulente dell'IPM (Istituto Penale Minorile) di Milano possiamo rilevare:
- difficoltà di adattamento all'ambiente scolastico con le sue regole, orari, spazi, contenuti; anche se in realtà rileviamo che i problemi quotidiani dei bambini Sinti e Rom sono quelli della "interazione personale" nel gruppo;
- obiettive differenze di origine e tradizione linguistica seguono problemi di comprensione ed uso della lingua italiana;
- difficoltà di attenzione che possono essere riferite a problemi di comprensione, all'esistenza di scarsa motivazione, a motivi vari;
- predisposizione del bambino Rom per la lingua del paese ospitante; la assimila soprattutto sul piano del "parlato", egli può scriverla, ma se non serve, c'è fatica e caduta di interesse;
- una buona dotazione nelle attività pratiche, manipolative, espressive e in prestazioni fisiche che richiedono agilità e destrezza non si accompagna facilmente abilità di astrazione, premessa logica per la matematica;
- il sussistere di difficoltà nell'ordinare, chiarire e riferire le esperienze secondo un ordine logico convenzionale; non si può parlare di differenziazione qualitativa dell'intelligenza, ma piuttosto di differenza quantitativa nell'apprendimento, riconducibili generalmente a deficit nozionistici e a diversità culturali;
- la presenza negli alunni zingari di problematiche dipendenti dai rapporti con l'ambiente esterno spesso connesse ad un vissuto negativo.