I Mediatori Culturali


     La figura del mediatore culturale, nasce dall'esigenza di superare le difficoltà che si incontrano quando ci si trova a contatto con culture diverse dalla nostra. In questi casi è necessario che il contatto sia mediato ossia, tradotto non solo in termini verbali ma proprio in termini di cultura. Conoscere la medesima lingua non basta per capire un immigrato, è necessario conoscere anche la sua cultura; bisogna uscire fuori dal nostro normale paradigma di riferimento e cercare di capire quale sia quello del nostro amico straniero, solamente in questo modo si può comprendere a fondo il suo modo di fare e di decidere.
     Il Mediatore Culturale, ha dunque il compito di creare mediazione ossia, fare in modo che anche culture molto diverse possano essere messe in contatto, comprendendosi reciprocamente e creando le condizioni per trasformare il contatto fra le diversità in risorsa.. Questa competenza consente che la barriera si spezzi e si costituisca "un attrito" dal quale si produce una comunicazione. 1
     Occorre che esso sappia riconoscere ed accettare che esistono delle differenze "irriducibili", che non saranno necessariamente riconducibili a soluzioni armoniche. Essi svolgono un'azione di mediazione, tendono dunque un ponte, che permetta una conciliazione fra aspettative ed interessi a volte contrapposti, con la consapevolezza che non sempre sono traducibili e riconducibili a diritti e che, pertanto, sono solo affrontabili attraverso una pratica negoziale di mediazione. 2
     In una società multietnica è necessario che i soggetti della comunicazione valutino i messaggi provenienti dall'altro, all'interno del sistema di significati della cultura di provenienza dell'altro e non in base ai propri parametri. Chi comunica deve considerare il partner come parlante non nativo della propria cultura e se stesso, come parlante pure non nativo della cultura del partner. 3
     Nel comunicare, nelle interazioni, si possono tranquillamente scambiare dei significati, ma solo a patto di non porre in crisi i propri valori e significati e né indurre in dubbio quelli dell'altro. A partire, dalle diverse esperienze culturali e dai "linguaggi" di cui ciascuno dei partner della comunicazione è "nativo", è possibile costruire nuovi costrutti accessibili ad entrambi i comunicanti. In tal modo si produrranno nuovi sistemi di valori originali, non necessariamente coerenti fra loro.
     L'obiettivo non è infatti quello di giungere alla costruzione di un unico sistema di valori, obiettivo che implicherebbe inevitabilmente la definizione di un minor spazio per i valori rappresentativi di culture "di minoranza", ma piuttosto quello di costruire un grande contenitore, all'interno del quale, possano coesistere costrutti originari delle diverse culture di provenienza e costrutti prodotti dall'incontro di diverse culture.
     Il lavoro del mediatore culturale è quello di agente di cambiamento e "garante" del fatto che il cambiamento possa avvenire salvaguardando i contributi di tutti e vivendoli come risorse. 4
     In Italia, la figura del mediatore culturale è presente da una decina di anni, solo nelle realtà più sensibili alle problematiche poste dall'immigrazione. Altri paesi (ad es. la Francia) hanno formalizzato la necessità della presenza di questa figura istituzionalizzandola, da almeno 20 anni. Da noi i primi corsi di formazione sono stati svolti nel 1989 a Milano e successivamente a Torino e Bologna. Nelle città in cui il fenomeno migratorio è significativo, la figura del mediatore è presente nei Comuni, nel Servizio Sanitario, nella scuola.
     Spesso però, la loro presenza è discontinua, garantita solo da contratti di consulenza. Il ruolo sociale del mediatore culturale è certamente più significativo in quelle realtà dove queste figure si sono costituite in Cooperative, assumendo, in questo modo, una maggiore visibilità ed un peso culturale e politico rilevante.


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  1. Lheimeur A. L'interprete culturel ou la tierce personne dans la relation thérapeutique in: AA.VV., Régard sur l'immigration, Interservices Migrants (1994).
  2. Castiglioni M. La mediazione linguistico-culturale , 1997
  3. Pearce B.W. Comunicazione e condizione umana ,1993
  4. Ibidem
  5. Il Sole 24 ore,'98, '99