Perché si abbandona la propria terra, la propria patria, per avventurarsi in un altro Stato di cui non si conosce magari la lingua, le tradizioni, le leggi, in cui non si conosce nessuno?. Cosa spinge queste persone a rischiare anche la vita per fare un così lungo viaggio, per poi magari arrivare nella per così dire "terra promessa" e finire i propri giorni al fianco di un semaforo, in attesa che l'automobile dell'uomo occidentale si fermi anche solo per un attimo, per acquistare la propria merce? le motivazioni devono essere molto forti e radicali e per lo più esse sono molto personali. Analizzandole però nell'insieme, si scopre che alla fin fine esse non discordano troppo fra di loro. Alla base c'è sempre la famiglia, con la quale si discute sulla possibilità di partire, soprattutto in relazione al possibile sostentamento che l'emigrato potrebbe dare con quello che guadagna all'estero.
Riassumendole diciamo che, nella maggioranza dei casi si prende la decisione di emigrare, quando si verificano contemporaneamente queste cinque condizioni:
- la percezione che la propria posizione economica, familiare, politica o sociale, nel proprio Paese non soddisfi le aspettative personali; ciò si verifica confrontandosi con altri stili di vita;
- La convinzione che con l'emigrazione in una zona di un determinato Paese, la propria condizione economica e sociale migliorerà e si realizzino i propri desideri.
- la convinzione che, con l'emigrazione in una zona di un determinato Paese, la propria condizione economica e sociale migliori e si realizzino i propri desideri;
- la possibilità pratica di poter emigrare (denaro per il viaggio e il sostentamento, facilità dei mezzi di trasporto);
- La convinzione che i disagi derivanti dall'emigrazione siano sempre inferiori ai benefici derivanti dalla stessa.1
A volte il viaggio si rivela un buco nell'acqua ma non è detto che si debba sempre fallire; molti immigrati hanno fatto fortuna hanno, come si suol dire trovato " l'America in Italia ". Poi magari alcuni di questi sono rientrati nel loro Paese di origine e hanno raccontato la loro avventura a chi non è partito e sta ancora molto male.
Ed ecco che si creano gruppi di nuovi individui, pronti a solcare il mare, per lasciarsi alle spalle la tanto odiata e amata terra. Ma come non tutti falliscono, non tutti sono fortunati e allora, quando anche la speranza muore, quando i benefici affogano nei sacrifici, si torna a casa. La fame è la motivazione oggettiva dominante che spinge ad emigrare.
Non sempre però si deve parlare di motivazioni oggettive, non bisogna, infatti, dimenticarsi dei fattori psichici: promozione individuale e sociale, desiderio di migliorare, gusto di avventura, voglia di libertà, desiderio di mettersi alla prova, disadattamento culturale e sociale.
Oppure ancora le cause possono avere una natura molto più estrinseca e drammatica, come catastrofi naturali, epidemie, guerre. Infine, fra i fattori più gravi, vi è l'espulsione, la persecuzione politica, religiosa, sociale,razziale *e tribale.
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