L'immigrazione ha un origine antica, probabilmente il primo immigrato è stato l' Homo Erectus, che circa un milione di anni fa, proprio mentre una enorme lingua di ghiaccio copriva gran parte del pianeta, per una necessità interiore di scoperta e d'avventura, decise di abbandonare la sua terra per inoltrasi nel Vecchio Continente, allora chiamato Eurasia. Quasi come un tratto ereditario l'immigrazione, ossia lo spostamento di individui da un Paese verso un altro, ha accompagnato l'uomo in tutta la sua evoluzione, fino ai giorni nostri.
I motivi attuali di questo fenomeno sono innumerevoli, si può parlare di fattori riguardanti l'impellente necessità di sopravivere, come: sfuggire alla povertà, alla fame, o a catastrofi naturali; ancora, si può evidenziare la voglia di seguire le proprie ambizioni personali, di successo, di ricchezza; e in ultima analisi, la fuga da situazioni insopportabili di persecuzione politica, religiosa o razziale. L'immigrazione è divenuta un problema, perché crea situazioni critiche nei Paesi che accolgono gli stranieri. Una fonte di questo problema è la diversità etnica, che determina fenomeni negativi che vanno, dalla "semplice" emarginazione, alla persecuzione razziale. Risolvere questo tipo di situazioni è compito di tutti gli Stati.
Purtroppo i piani di intervento atti a gestire e regolare tali condizioni, vengono messi in moto solo quando un fenomeno marginale si allarga a dismisura; qualcosa del genere è successo anche in Italia, dove fino agli anni '80, quando il flusso immigratorio non era così elevato e in crescita come oggi, non si era mai sentito parlare del problema immigrazione. Nel momento in cui tale fenomeno ha iniziato a farsi sentire, l'Italia si è trovata a gestire una situazione completamente nuova, e essendo priva di esperienza in materia, ha cercato di imparare da Paesi quali la Francia, il Regno Unito e la Germania, dove l'immigrazione è una realtà evidente già da molti anni.
La consapevolezza acquisita, ha permesso di capire che quello immigratorio è un problema dalle molte sfaccettature, con moltissimi risvolti, e deve essere analizzato sia dal punto di vista quantitativo, con il controllo ad esempio del flusso immigratorio, sia dal punto di vista qualitativo, attraverso la promozione della convivenza sociale fra le diverse etnie. Il ruolo che lo Stato si troverà ad assumere, nel gestire problemi di integrazione, di discriminazione, di razzismo, di criminalità, sarà, se il paragone è lecito, quello di un genitore nei confronti di un figlio adottivo: preoccupandosi per la sua crescita e per la sua istruzione; ma non solo, occupandosi anche dei propri figli "made in Italy", affinché imparino a convivere con i fratelli adottivi, accettandoli come accetterebbero un nuovo fratellino. Lo Stato deve dunque: da una parte tutelare gli immigrati affinché i loro diritti siano rispettati da tutti, favorendone l'integrazione, rispettando le loro origini; e dall'altra, insegnare ai propri cittadini non la tolleranza, ma la capacità di un pensare multietnico.
L'immigrazione è diventata un problema sociale, in quanto determina ripercussioni in tutti gli ambiti e in tutte le istituzione sociali; le fondamenta della società monoculturale, hanno ceduto, ora occorre costruirne una nuova base, e lo spunto per farlo non può pervenire da altri punti se non dalla scuola, che qui ha un ruolo fondamentale. Essa oltre a preoccuparsi di garantire l'istruzione anche agli alunni stranieri, deve anche e soprattutto educare, ed educare significa avere il compito di trasmettere quei valori che faranno da base a una società il cui principio primo sarà l'intercultura.
Affrontare un discorso sull'immigrazione e sulla scuola multietnica, da la possibilità, anche se in maniera indiretta, di sensibilizzare e far riflettere su un tema importante, che è quello della diversità; un concetto troppe volte percepito come una minaccia all'integrità, usato come parametro di confronto discriminatorio, puntato non solo verso le differenze etniche, ma anche contro chi non è come noi. La paura, è il sentimento che deve prevalere, quando alla diversità si accompagna il pregiudizio, la cui base ha il carattere astratto di una percezione interpersonale macchiata di falsi stereotipi, trasmessi culturalmente o di nuovo stampo.
Gli uomini sono tutti uguali, la nostra struttura corporea lo testimonia, ognuno ha, alla nascita, tutti gli elementi necessari per vivere nel mondo. Eppure un individuo in sé, è unico; il vivere, la vita, plasma gli uomini, e su quella struttura di base, che li rende simili, si scrivono i tratti della personalità, la quale è una risposta al significato che si dà e si prende dal mondo. Ma l'uomo in quanto essere sociale ha bisogno non solo di sentirsi unico e diverso, ma anche di sentirsi parte di qualcosa, cioè di un gruppo di una Nazione, in cui si possa identificare, in cui venga riconosciuto nella sua individualità. Dunque un sentimento di appartenenza a un gruppo che a sua volta viluppa una propria identità,personalità, con i suoi valori e i suoi credo. Elementi questi che sono fonte di distinzione nel momento in cui un Paese si confronta con un altro; l'emergere della diversità crea paura, come se essa fosse una minaccia all'integrità; di conseguenza si scaturisce un atteggiamento difensivo, quasi come un "istinto primordiale", che può sfociare nella violenza, nella discriminazione.
L'obbiettivo che ci si deve prefiggere e di tradurre, ricostruire, trasformare, questa tendenza, puntando verso la consapevolezza, che la diversità, compresa quella etnica, rappresenta una testimonianza del modo in cui il vivere in luoghi diversi, l'avere avuto diverse esperienze, o semplicemente aver dato alla vita e alle medesime esperienze un altro significato, ha determinato una diversa identità, sia etnica che personale, un modo unico di essere al mondo. Il dialogo, la conoscenza, con le altre etnie è la chiave giusta per aprire le porte alla interculturalità, per favorire la nascita di un sentimento che ci faccia sentire cittadini del mondo. Questa è la direzione giusta, la strada che bisogna seguire; ma non bisogna farsi illusioni, la strada bisogna percorrerla tutti insieme, e per farlo è necessario sensibilizzare gli individui sul problema, parlandone e mostrando loro i segni della diversità, anche semplicemente attraverso la bandiera e l'inno nazionale dei Paesi del Mondo, simboli di identità etnica e di dignità, come è stato fatto nel presente lavoro nella sezione "L'angolo Multietnico".