Una delle prime normative inerenti la disciplina dell'immigrazione e le norme sulla condizione dello straniero è quella relativa al Decreto del Legislativo 25 luglio 1986, n. 286.
La caratteristica fondamentale, che permette di identificare nella legge '86/943 la prima normativa relativa all'immigrazione, è dettata dal suo campo dazione. Infatti, il D.P.R. '86/722, si applica esclusivamente agli stranieri comunitari, non disciplina sul trattamento di quelli extracomunitari, così come invece viene fatto dalla legge successiva. Nelle sue intenzioni principali annota:
- definire le politiche sociali per controllare i flussi migratori;
- definire i diritti dei lavoratori extracomunitari;
- richiamare le amministrazioni locali alle proprie competenze e funzioni all'interno di una normativa, dando loro un ruolo centrale nella politica di integrazione di queste persone. 1
Analizzando la legge si possono individuare due assi portanti intorno a cui è stata sviluppata:
- Sull'integrazione dell'immigrato mediante il riconoscimento della parità tra lavoratori italiani e stranieri e la possibilità di essere in regola;
- Sul controllo delle nuove immigrazioni e sul blocco di quelle clandestine.
Fondamentale è il riconoscimento che la perdita di lavoro non comporta anche quella del permesso di soggiorno. In oltre al titolo IV della legge viene definita la modalità di regolarizzazione degli immigrati, anche in relazione alla possibilità di sanare la situazione dei clandestini.
2 Dai risultati si può dire che la legge fu applicata parzialmente: solo 115.000 persone furono regolarizzate e la maggior parte si regolarizzò dichiarando di essere in cerca di lavoro.
3 I punti positivi di questa legge sono:
- il riconoscimento della parità di diritti per lavoratori regolari e loro familiari;
- il diritto al ricongiungimento familiare;
- la programmazione dell'occupazione e le relative procedure per l'accesso, che dovevano essere definite con gli interventi regionali.
Fra questi quello attuato con più rigorosità è stato il primo punto, anche se di fatto, a causa di difficoltà burocratiche, della paura da parte degli stranieri della regolarizzazione, ci sono state delle proroghe che hanno modificato gli articoli della legge. Per quanto concerne la presenza dei clandestini, l'approvazione della legge ha determinato un aumento della loro presenza, infatti, molti di loro sono arrivati anche dopo il termine di scadenza, con la speranza di rientrare nella sanatoria.
4 Relativamente al terzo punto, le regioni sono chiamate a fronteggiare le emergenze dovute alla carenza di una rete nazionale di interventi. I compiti definiti dalla legge per le regioni sono:
- istituire delle consulte regionali;
- attivare corsi di formazione e di riqualificazione professionale;
- favorire l'inserimento dei lavoratori stranieri e delle loro famiglie attraverso corsi di lingua e cultura;
- promuovere la cultura nazionale degli immigrati;
- favorire la salvaguardia della lingua e della cultura d'origine.
La Lombardia e Liguria hanno realizzato delle politiche apposite per gli immigrati, mentre il Lazio e il Piemonte hanno unificato le norme per gli stranieri con quelle per gli italiani di ritorno dall'estero.
5 In ultima analisi, ciò che ha caratterizzato maggiormente la presente legge, è stato il provvedimento di sanatoria, anche se la usa applicazione determinò effetti negativi, sugli stranieri che non poterono usufruirne, non solo per i limiti del testo, ma proprio perché ne erano esclusi di diritto come: gli studenti, i rifugiati politici, i lavoratori. L'esigenza di regolarizzare anche loro e soprattutto gli immigrati entrati dopo il 27 gennaio del 1987, limite ultimo del provvedimento, diverrà un motivo determinante per l'elaborazione delle successive normative, a cui si aggiungerà il fatto, che la società e la stessa immigrazione si erano modificate.
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