In molte scuole si trovano bambini immigrati che vivono in maniera più o meno felice la situazione scolastica, in base forse, ad una variabile importantissima: la data d'immigrazione. Infatti i ragazzi arrivati da poco tempo, oltre ad avere problemi di integrazione linguistica, hanno problemi di adattamento alle nuove condizioni di vita.
Vi sono più fattori che condizionano e strutturano le modalità comunicative del bambino-ragazzo e il suo percorso di costruzione d'identità, ed è fondamentale che insegnanti e educatori ne tengano conto durante il periodo d'adattamento.
I più significativi sono:
1 - il vissuto culturale: può essere un fattore più problematico nel preadolescente che non nel bambino della scuola elementare portatore di un vissuto meno evidente da rimanere, spesso, totalmente mimetizzato;
- la famiglia: può limitare o negare la cultura d'origine oppure tenere un atteggiamento di chiusura nei riguardi della società ospitante, entrambi gli aspetti condizionano lo sviluppo dell'identità del ragazzo e i rapporti con gli insegnanti;
- il gruppo-classe: vi sono due atteggiamenti principali degli alunni autoctoni nei confronti di quelli immigrati: la curiosità, soprattutto nella fase iniziale dell'inserimento; l'indifferenza, che sarebbe positiva se intesa come non osservazione della diversità, però questo avviene solo nei bambini più piccoli;
- l'insegnante: la dinamica che caratterizza le relazioni insegnante-alunno può assumere una duplice direttiva: un rapporto esclusivo e privilegiato con il bambino oppure un rapporto all'insegna della volontaria ignoranza verso il bambino, atteggiamento della falsa accoglienza dell'altro. I modelli più diffusi sono quelli dell'assimilazione, dell'ibridazione e dell'interazione nei quali l'insegnante si sforza di trasmettere i contenuti dei Programmi Ministeriali anche agli alunni stranieri.
Questi fattori si possono manifestare in alcuni comportamenti che potrebbero essere utili all'insegnante per comprendere un possibile disagio: la distrazione, l'apatia, l'iperattività e l'aggressività.
2 Il compito della scuola è quello di aiutare l'alunno a comprendere e a inserirsi sempre meglio nella realtà che lo circonda, adattandosi progressivamente alle nuove situazioni attraverso l'assimilazione ed il confronto fra l'esperienza presente e passata. Se vi sono elementi di disagio anche l'apprendimento n'è influenzato, soprattutto dal fatto che durante l'inserimento nella scuola non c'è nulla che gli risulti familiare.
3 Spesso il ragazzo immigrato deve partire da zero, familiarizzare con nuove immagini, comportamenti nuovi, nuove regole del gioco, nell'attesa che l'esperienza personale e una progressiva conoscenza della lingua lo mettano in condizione di partecipare più attivamente. Egli è nelle condizioni di regredire allo stadio dell'imitazione, che è uno dei mezzi per scoprire la realtà e costruire una relazione affettiva con chi si prende particolarmente cura di lui.
4 Se la lingua è il canale privilegiato della comunicazione, essa è il codice meno accessibile ad uno straniero e perciò bisognerebbe dargli la possibilità di esprimersi con codici diversi, iconico, musicale, corporeo, gestuale, mimico, per cercare degli argomenti di dialogo tra la nostra e la loro cultura. Non meno facile è con i ragazzi che hanno una discreta conoscenza della lingua e una identità culturale più marcata poiché l'apprendimento procede da un lato per imitazione nell'acquisizione di quelle esperienze concrete che sostituiscono un precedente repertorio già consolidato, dall'altro per imitazione di modelli culturali che non corrispondono a quelli della cultura d'origine .
5 L'adattamento alla nuova realtà realizza l'inserimento, ma non necessariamente la comprensione dell'universo esterno poiché manca il confronto con le proprie strutture di conoscenza. Adattamento, quindi, senza assimilazione. L'insegnante dovrà partire dalla valorizzazione individuale dell'allievo che non comporti allo stesso la necessità di voler essere diverso da ciò che è, e ad una conciliazione tra le culture attraverso la quale il ragazzo possa strutturare in maniera graduale ed armonica l'apprendimento.
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