Verso una scuola diversa


     La scuola ha da sempre avuto un ruolo fondamentale nella società, e se fino ad ora aveva puntato ad una riproduzione della cultura sociale esistente, ora le situazioni sono mutate, la stessa realtà sociale come abbiamo potuto osservare sta cambiando e la scuola è chiamata sempre più a dirigere le sue ricerche verso nuovi saperi e nuovi modelli organizzativi. I problemi della complessità e del cambiamento sono principali nella riflessione teorica su una nuova concezione di educazione. 1
     Essere aperti nella società complessa, significa essere capaci di interagire con la diversità e con il cambiamento; è un processo molto profondo che passa attraverso la costruzione dell'identità affettiva e cognitiva del ragazzo, attraverso la costruzione della sua sfera valoriale e della struttura del suo pensiero. Un'identità capace di gesti interculturali è possibile, se fin dall'infanzia ognuno ha una percezione di sé come "diverso", come "possibile", come "mutevole" e così pure per il suo sistema valoriale.
     Ma la capacità di conservare un proprio equilibrio, anche di fronte al cambiamento, richiede una profonda sicurezza di se stessi, a livello affettivo, una profonda convinzione del proprio valore. Quindi è fondamentale che la scuola faccia conoscere al ragazzo com'è e che è accettato per quello che è, in modo che farà molto meno fatica a comprendere e ad apprezzare la diversità degli altri, interagendo con essa. 2      Per poter comprendere, analizzare, problematicizzare è necessario conoscere. Un'esperienza è tanto più stimolante quanto più discrimina le conoscenze già possedute creando nuovi schemi mentali. E' importante, quindi, che la scuola compia intenzionalmente scelte di contenuti e di esperienze, che pongano i ragazzi continuamente nelle condizioni di conoscere contesti di vita. 3
     Bisogna indirizzare l'interesse educativo e didattico sulle abilità cognitive che costituiscono il saper pensare. In particolare sono rilevanti, la capacità di individuare e risolvere problemi e la capacità di decentrare il punto di vista. Tali criteri "rivoluzionano" i contenuti e i metodi dell'insegnamento attuale. Per quanto concerne i contenuti, se si vuole sviluppare l'abilità di risolvere problemi, bisognerà presentare situazioni problematiche; mentre per sviluppare la capacità di decentramento del punto di vista bisognerà proporre oggetti di studio osservabili da diversi punti di vista. 3
     La capacità di decentrare il proprio punto di vista, è un'esigenza sociale nuova e sempre più necessaria nella società multiculturale; diffondendola si rivoluzionerebbe l'atteggiamento mentale con cui ci avviciniamo al diverso, poiché saper guardare un oggetto, un comportamento, come se lo guardasse un'altra persona è ciò che consente di trasformare l'accettazione in comprensione, l'accoglienza in interazione.
     E' una capacità che si forma nel tempo, che ha bisogno di molte conoscenze, di molti incontri, è nemica dell'ovvietà e della credulità, che richiede una profonda consapevolezza, soprattutto quella che noi, che parliamo, scegliamo, soffriamo a partire da un punto di vista che è nostro ed è giusto che sia nostro e che venga riconosciuto tale. 4


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  1. Bortone, Per una cultura della diversità e del mutamento, in Perrone L., Né qui né altrove '98,
  2. Ibidem
  3. Ibidem
  4. Ibidem