Ci sono anniversari la cui celebrazione è priva di significato, anche se - a guardare in profondità le cose - dovrebbero suscitare tristezza. Il tempo che passa e lo sguardo sul passato non sempre sono motivo di gioia. Ma vi sono altri anniversari che allargano il cuore: un momento di sosta per guardare la strada all'indietro rende più celere il passo e l'occhio si rialza e si volge in avanti per vedere lontano. Il 15° anniversario del Movimento per la Vita di San Bonifacio appartiene alla seconda categoria. Bisogna celebrarlo nella gioia, nella gratitudine, nella tensione ideale verso il futuro. E' gioia immaginare che non pochi ragazzi e ragazze vivono oggi perché c'è stato un gruppo di volontari che a San Bonifacio li ha amati, insieme ai loro genitori e alle loro famiglie, senza nemmeno conoscerli. E' gioia la certezza d'aver resistito contro la corrente contribuendo così a gettare i semi di quella cultura della vita, nuova, coraggiosa, complessiva invocata da Giovanni Paolo II, come obiettivo di un' urgente mobilitazione generale (Evangelium Vitae 95). Forte è la gratitudine per quanti fondarono 15 anni fa il nuovo Movimento e per tutti coloro che ne hanno alimentato l'attività in umiltà e silenzio, senza cercare onore o prestigio personale, pagando di persona, offrendo gratuitamente tempo e risorse di ogni genere. Quindici anni fa poteva sembrare che il compito dei Movimenti e dei Centri di Aiuto alla vita si esaurisce nel lottare culturalmente e praticamente contro la tragedia dell'aborto: il dramma resta. Ma gli altri problemi, ancora più conturbanti, sono emersi: la fecondazione artificiale, la clonazione umana, l'uso delle cellule staminali, la pillola del giorno dopo, mentre il cannoneggiamento preparatorio è cominciato anche riguardo all'eutanasia. E' apparso sempre più chiaro che difendere l'uomo tutto intero, sempre, in ogni latitudine e situazione, presuppone l'affermazione della sua dignità dall'inizio della sua vita. Al centro della civiltà futura ci sta lui, il piccolo bambino appena uscito dalle mani creatrici di Dio. Lo chiamiamo con strani nomi: embrione, zigote, morula, blastocisti. In realtà egli - ogni bambino che in qualità di figlio (l'uomo non può esistere che così con questa caratteristica) comincia a vivere - è il senso dell'intero universo, è la tenerezza di Dio, è il Vangelo (lieto annunzio) naturale che alla base dell'esistere c'è l'Amore. Riconoscere la vita - come c'invita a fare la XXV giornata per la vita, che quasi coincide con il XV anniversario di San Bonifacio - significa non distogliere lo sguardo dalla densità di questo stupendo mistero, che riguarda tutto l'uomo. Significa anche rivitalizzare, rendere vere, parole della modernità tante volte tradite: dignità umana, eguaglianza, giustizia, pace. Solo riconoscendo i nostri figli come uguali a noi possiamo essere certi che il principio d'eguaglianza proclamato dalle varie dichiarazioni dei diritti dell'uomo non è un inganno. Però io penso sempre più spesso al Movimento per la vita come qualcosa di paragonabile ai grandi momenti di liberazione che in passato hanno riscattato intere categorie di uomini prima considerati quasi cose, oggetti: gli schiavi, gli stranieri, i neri, le donne... E' in questo contesto che ringrazio, saluto e incoraggio gli amici di San Bonifacio. C'è ancora tanta strada da percorrere, tanta fatica da affrontare. Ma ormai siamo - siete! - compromessi! Nella corrente della storia c'è bisogno anche del Movimento per la Vita e c'è bisogno del gruppo di San Bonifacio. Lavoreremo ancora insieme. Celebreremo altri anniversari. Nell'insuccesso e nella fatica ricorderemo l'assicurazione evangelica "qualunque cosa avete fatto al più piccolo dei miei fratelli lo avete fatto a me". Ma siamo certi che la vita vincerà. Auguri di buon lavoro dunque. Il Dio della vita benedica il vostro rinnovato impegno. On. Carlo Casini |